Cristina Bersani, Patrizia Busi, Elena Musiani, Famiglia e potere a Bologna nel lungo Ottocento. Le carte della famiglia Pizzardi, Comune di Bologna, Bologna 2011

(Alberto Malfitano)


La parabola della famiglia Pizzardi, analizzata e ricostruita con attenzione nel nuovo volume della prestigiosa collana della Biblioteca de «L’Archiginnasio», rappresenta una vicenda esemplare della cultura imprenditoriale bolognese ottocentesca e un ottimo strumento per indagare l’evoluzione della vita economica e civile locale lungo un periodo molto lungo. I Pizzardi infatti hanno attraversato da protagonisti l’arco di tempo che va dall’ingresso dell’esercito francese a Bologna, a fine Settecento, fino al termine della prima guerra mondiale, periodo in cui la mancanza di eredi, di fatto, decretò la conclusione della breve e intensa storia di questa famiglia. La ricerca confluita in questo volume è stata condotta dagli autori sulle fonti di archivio e specialmente sui due importanti nuclei documentari provenienti dalla Biblioteca dell’Archiginnasio e dall’Azienda Usl di Bologna, cui erano giunti tramite donazioni della famiglia stessa.
Il volume si compone di tre contributi che, nella loro differente tipologia, contribuiscono a fornire un quadro di insieme completo dell’oggetto di studio. Il primo saggio, a firma di Elena Musiani, si concentra sulla ricostruzione storica della vicenda dei Pizzardi e ne ripercorre le tappe fondamentali. Nella narrazione, assai documentata e arricchita da diverse tabelle che mostrano nel dettaglio gli accrescimenti graduali delle proprietà della famiglia, è possibile seguire l’ascesa dei Pizzardi nel contesto cittadino e osservare specialmente la traiettoria sospesa tra la dinamicità imprenditoriale e l’innovazione tecnica di cui la famiglia, almeno nella sua fase progressiva, si rese artefice, seguendo un modello ancora fermamente ancorato alla grande proprietà terriera, tappa obbligata per l’ascesa di rango sociale.
Nel saggio vengono tratteggiati i caratteri sociali tipici della borghesia bolognese e che consistevano in una serie di frequentazioni, dai salotti, ai club, alle numerose attività filantropiche, che rientrano nello spirito tipico della sociabilità e del paternalismo ottocentesco. Se da una parte si contribuivano ad alleviare le misere condizioni del popolo minuto, dall’altra veniva ribadita la forza sociale, politica ed economica della famiglia in tutta la città e nel ristretto circolo dei propri pari. Non a caso la crescente forza imprenditoriale dei Pizzardi si tradusse, nella Bologna notabilare del declinante potere pontificio, in un’influenza politica di tutto rispetto, tanto da dare alla città, nella persona di Luigi Pizzardi, uno dei suoi primi sindaci postunitari. Intrecciate alle vicende personali ed economiche, emerge quindi il legame a quel liberismo democratico che accomunò gran parte delle élites progressiste nel lungo processo di unificazione e di cui i Pizzardi furono sinceri fautori, come finanziatori prima e come leali amministratori all’indomani dell’unificazione.
Quella dei Pizzardi, grazie alla capacità dell’autrice di padroneggiare e analizzare la massa di documenti (personali, amministrativi, contabili) giunta fino a noi, è quindi una vicenda che esemplifica in modo chiaro e puntuale la difficoltà interpretativa del passaggio tra mondo aristocratico e mondo borghese, evidenziando la sostanziale impossibilità di comprensione tra i due mondi, e costringendo la famiglia Pizzardi in un gioco di equilibri, in cui alla tendenza alla dinamicità imprenditoriale fanno da contrappeso gli stilemi della vita di ancien régime ove la sociabilità passa attraverso il titolo nobiliare (acquistato dalla famiglia nel momento di massima espansione economica), il possesso di un palazzo bolognese, fino a diventare una sorta di spleen, di stato d’animo degli ultimi eredi familiari nel momento di decadenza economica, quando ormai alla vigilia del nuovo secolo il mondo si avviava a cambiamenti irreversibili.
La seconda parte del volume, a opera di Patrizia Busi, si compone di una attenta ricognizione riguardo il fondo di archivio relativo alla famiglia Pizzardi, in cui l’autrice presenta la storia del fondo a partire dalla sua composizione e seguendone poi gli sviluppi sia da un punto di vista organizzativo (le modifiche subite nel corso del tempo a opera degli archivisti della famiglia), sia tracciando la rotta degli spostamenti del fondo spesso passati di mano attraverso le donazioni, specialmente quelle effettuate dall’ultimo erede del patrimonio della famiglia.
Segue questa disamina un puntuale e completo inventario dei 135 pezzi che formano il fondo (realizzato dall’autrice dopo aver effettuato una razionalizzazione del fondo stesso) e che rappresenta un fondamentale strumento per lo studioso che intenda frequentare queste fonti.
La terza e ultima sezione è costituita invece da una parte iconografica a opera di Cristina Bersani che mette in rilievo e analizza le numerose immagini contenute nell’archivio Pizzardi. Nel fondo sono stati infatti rinvenuti diversi disegni e schizzi preparatori di Luigi Busi, uno dei più influenti pittori bolognesi della seconda metà dell’Ottocento. Sono presenti inoltre alcuni disegni per le residenze dei Pizzardi, il palazzo Ratta Pizzardi e gli edifici di Ponte Poledrano, comprendenti per esempio la progettazione per le affrescature dei soffitti, la realizzazione di mobilia, paratie e altro. Non manca la documentazione fotografica riguardante l’opera di restauro a Ponte Poledrano, ma anche scene più quotidiane. Questa terza parte del volume, corredata di immagini a colori, si chiude con un inventario dei disegni e delle fotografie provenienti dal fondo Pizzardi.