Sergio Costalli, In viaggio verso Itaca. Pratiche e riflessioni di un cooperatore tra futuro e realtà, prefazione di Stefano Zamagni, Mind edizioni, Milano 2011

(Laura Brini)

 

Nominare Itaca ci rimanda immediatamente al personaggio mitologico di Ulisse, ai concetti di avventura, di ritorno a casa, di viaggio. Proprio di un viaggio si tratta in queste pagine, viaggio inteso come un percorso da compiere, in cui i protagonisti sono le società cooperative, ma anche i loro soci e più in generale i consumatori. Quello che viene qui recensito è un libro che analizza e problematizza l’attualità, ma che è pure di grande interesse per gli studiosi di storia del movimento cooperativo.
Sergio Costalli, vicepresidente di Unicoop Tirreno – una delle nove grandi cooperative di consumo riunite dietro al marchio Coop –, raccoglie in In viaggio verso Itaca dieci riflessioni sul tema del cooperativismo che condividono un obiettivo fondamentale, un’unica meta: la riscoperta e la rivalutazione dei suoi valori, quali la tutela dei diritti dei consumatori, della salute e della sicurezza sul lavoro, il consumo etico e l’etica d’impresa.
Per il raggiungimento di tale obiettivo gioca un ruolo importante l’archivio storico di Unicoop Tirreno, fondato a Ribolla (GR), e diretto da Enrico Mannari, che pure ha collaborato alla realizzazione del presente volume. La scelta del luogo affonda le sue radici nella lunga tradizione dei lavoratori, minatori in particolare, che fin dal 1945 diedero vita al movimento cooperativo nella provincia di Grosseto, credendo negli ideali della democrazia e del progresso. È in linea con il loro pensiero, ancora radicato nel territorio dopo oltre sessant’anni, che si è sviluppata una crescente attenzione verso la cultura d’impresa e i suoi documenti, di cui l’archivio è espressione.
Ma come può un archivio storico partecipare attivamente alla promozione di valori presso i cittadini? La risposta di Costalli è la seguente: l’archivio (ora gestito dalla Fondazione Memorie cooperative, nata il 20 giugno 2011) prevede il ricorso non soltanto a documenti scritti, ma anche a fotografie, filmati e soprattutto testimoni, in modo che divenga un luogo dove fare «storia, ma anche memoria». Un archivio che sia quindi sì utile per la ricerca, ma anche e soprattutto per la trasmissione di un senso di appartenenza e di identità che si conservi nel tempo.
Un altro tema fondamentale affrontato all’interno del testo è la differenza tra luoghi e nonluoghi. Per nonluoghi sono da intendersi (secondo la definizione di Marc Augé, creatore del termine, nella sua opera Nonluoghi. Introduzione a un’antropologia della surmodernità) gli spazi, sempre più sviluppati in epoca postmoderna, utilizzati unicamente in quanto luoghi di passaggio: posti come le autostrade, i campi profughi, ma anche i centri commerciali. Nonluoghi in quanto vissuti unicamente nel presente, senza una progettualità futura, posti, cioè, in cui si transita e non si abita (o almeno non stabilmente).
C’è da chiedersi quale ruolo possa avere il movimento cooperativo in questa distinzione. Secondo Costalli, è necessario riconquistare i nonluoghi, e ciò è possibile unicamente attraverso un processo caratterizzato da una certa conflittualità, ampliando quelli che ancora sono invece definibili come luoghi. La cooperativa in questo senso può agire attivamente all’interno delle comunità, differenziando le Coop dai tanti altri supermercati – nonluoghi per definizione – che già esistono. Ciò può essere realizzato dal movimento cooperativo coinvolgendo nelle proprie iniziative i fornitori di beni e servizi già presenti sul territorio, ma anche associazioni di volontariato, enti culturali e così via, in modo tale che al consumatore sia indirizzata una comunicazione che gli permetta realmente di esprimersi e informarsi in modo consapevole.
D’altronde la cooperazione di consumo italiana è interprete di un percorso di sviluppo iniziato oltre centocinquant’anni fa ed è caratterizzata da un aspetto apparentemente banale ma che oggi si tende a dimenticare: i proprietari della Coop sono i soci. Ecco allora che i centri commerciali gestiti dalla cooperazione accolgono spazi dedicati alle riunioni dei consumatori, a iniziative culturali, a eventi legati alle varie comunità di riferimento. In questa tipizzazione, sta una differenza fondamentale tra luogo e nonluogo.
Nella lettura di In viaggio verso Itaca ci si accorge che Costalli pone nei suoi interventi molte domande, avanza suggerimenti e proposte per un futuro delle cooperative che passi attraverso i mezzi di comunicazione e il coinvolgimento degli attori sociali ed economici. Certo gli interrogativi prevalgono sulle risposte, poche sono le certezze nell’attuale situazione economica; ciò che nel complesso appare comunque evidente è la volontà di essere presenti sul territorio, di agire sulla realtà concreta, nel rispetto delle leggi e dei contratti di lavoro.
Forse questa visione fiduciosa può apparire utopica in un momento di crisi, in cui l’ottimismo non ha certo un ruolo dominante nei temi economici e politici, ma come lo stesso Costalli sottolinea nel capitolo intitolato Il nostro viaggio il cambiamento è fin troppo spesso impedito dalle accuse di scarso realismo. Non sembra questo un errore che Unicoop Tirreno rischi di commettere.