Luisa Lama, Nilde Iotti. Una storia politica al femminile (Federica Trenti)


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Luisa Lama, Nilde Iotti. Una storia politica al femminile, Donzelli, Roma 2013, pp. XVIII-272

(Federica Trenti)


Luisa Lama ripercorre la storia della prima donna Presidente della Camera dei Deputati con uno sguardo illuminante, reso tale da un approfondito approccio biografico, dalla ricerca di fonti talvolta non immediate, apparentemente inaccessibili, o che per essere trovate necessitano di tempo; un tempo durante il quale è possibile che la determinazione della ricerca si rafforzi, o talvolta si fermi. L'autrice scrive di un'icona del Novecento italiano con la consapevolezza e la responsabilità di adoperare, durante la ricerca e nel corso della scrittura, qualità e strumenti con i quali indagare vissuti e percorsi intimi, tracce di vita lasciate nella vita degli altri, nelle cose, dentro le cose: materiale da trattare con l'attenzione che si deve riservare a tutto quello cui diamo un nome ed un significato e che in qualche modo ci appartiene, materiale da raccogliere per riportare una storia e tutto il suo contenuto di valori, di scelte e di incontri, alla contemporaneità.
Questa storia politica al femminile è una storia di progressione attraverso non solo le diverse età della vita privata e pubblica, ma dell'essere donna in differenti momenti sociali e politici, con le opportunità, ma anche i non pochi ostacoli determinanti il destino di Nilde Iotti, la quale aveva intuito ventenne, durante la Resistenza - in una tensione certo drammatica ma di grande cambiamento - cos'era portata a fare, che poteva assumersi responsabilità politiche ed amministrative. Era una donna alla prova, così giustamente la introduce Luisa Lama e non ci sembra sbagliato dire che, alla prova, Nilde Iotti lo fu per molto tempo. Quella consapevolezza è stata parte fondante della progressione in politica, fatta di prove vissute in diversi contesti, di condizionamenti da superare, contraddizioni e, proprio per questo, crescita personale che si riflesse sulle istituzioni e sulle sue future battaglie riformatrici. L'alone di leggenda con cui si ammantano talvolta le figure della nostra storia rischia di rendere nel tempo sempre più distanti queste personalità, che restano collocate come in un firmamento, ma appunto si accentua la distanza, mentre una ben più difficile indagine, che non dà nulla per scontato, in cui l'autrice si pone molte domande, riavvicina, permette di conoscere più d'appresso significati e valori, ritrovare un'identità nella storia delle istituzioni.
La vita di Nilde Iotti era cominciata nella Reggio Emilia socialista che si svegliava sotto i colpi delle prime violenze fasciste. Alle sue radici la linfa originaria del socialismo riformista, ma altrettanto le asprezze dell'infanzia, causate dalle difficoltà di un padre sindacalista militante che per motivi politici perse il posto di ferroviere. Dalla lettura si apprende come in quella ferita ci fosse il germe del riscatto per la figlia che cominciò lentamente il suo impegno politico, ma senza fermarsi mai, difendendo tenacemente il suo esserci ed operare sulla scena politica.
Nilde Iotti si era avvicinata all'antifascismo frequentando l'Azione cattolica insieme alle compagne dell'istituto magistrale; erano giovani, cercavano una risposta alla domanda pressante su come mai non fosse stato possibile fermare la dittatura, una domanda importante che induceva i giovani antifascisti alla ricerca di un'altra strada possibile. E una risposta stava arrivando - anche se a Reggio Emilia più tardi rispetto ad altre città emiliane - dal Partito comunista, che assorbì gran parte del socialismo riformista.
Quando l'Italia dichiarò guerra alla Francia, Nilde studiava da due anni - grazie ad una borsa di studio - alla Facoltà di Magistero della Cattolica di Milano, Ateneo retto dal fascista Padre Agostino Gemelli. Luisa Lama non trascura di sottolineare quanto questa origine cattolica, le frequentazioni giovanili, siano state per Iotti anche un ostacolo, o motivo di sospetto, in particolare quando scelse di vivere apertamente il rapporto sentimentale con il leader del Pci Palmiro Togliatti.
Al Partito comunista Nilde si era avvicinata frequentando conferenze clandestine insieme al cugino Valdo Magnani, presso la libreria Prandi di Reggio Emilia. Il 1943 fu l'anno dei primi grandi scioperi del Nord, nelle fabbriche e nelle campagne, l'anno del bombardamento che obbligò molti reggiani a sfollare, l'anno in cui nell'autunno diventarono operativi i Gruppi di difesa della donna e per l'assistenza ai volontari della libertà. Quella risposta che i giovani aspettavano era arrivata; in queste formazioni Nilde Iotti cominciava un'esperienza che fu sì azione, ma in particolare fu osservazione, apprendimento e, come da lei stessa ricordato, “ispirazione politica” che sarebbe continuata nell'Udi e che portò con sé attraversando il “portale nobile”, la Costituente. La sua stella polare era l'unitarietà delle donne in una lotta comune che sostenesse la lotta per fare le riforme nel nuovo Stato democratico. La Resistenza aveva rinsaldato quell'unità; era stato dirompente il messaggio di Palmiro Togliatti da Radio Londra, che chiamava all'unità i partiti antifascisti chiedendo di mettere da parte la pregiudiziale antimonarchica in nome della lotta al nazifascismo per arrivare piuttosto a quella scelta democratica che si sarebbe compiuta nel referendum del 2 giugno 1946. Bisognava allora inserirsi nel gioco degli equilibri e delle contrapposizioni fra i partiti dell'Italia libera, nella quale le donne votavano per la prima volta, ed entrare nel sentimento e nella percezione che esse avevano della società e di se stesse, del proprio ruolo dopo tutto quello che era successo, dopo che avevano fatto la Resistenza. L'Unione donne italiane, il Centro italiano femminile, il lavoro e l'esempio delle donne per le donne contribuivano a fare in modo che quei temi che si sarebbero posti dal voto referendario in avanti non apparissero affatto lontani dal quotidiano, ma che venissero compresi e considerati per quello che erano, quotidianità.
Pochi mesi dopo essere stata eletta al Consiglio comunale di Reggio Emilia, Nilde Iotti diventò una delle prime onorevoli di Montecitorio e fu tra coloro che posero le fondamenta della Costituzione: la Commissione dei 75, entrando per sempre nella storia di una Repubblica che vedeva la società cambiare molto velocemente, che doveva emanciparsi, una battaglia da fare con e per le donne, e per la famiglia. Luisa Lama non fa solo una lettura politica e una cronistoria di come si svolsero gli eventi, ma legge i volti di quelle ventun deputate elette alla Costituente, partendo dal fatto che «i visi sereni e composti che quelle donne ostentano con fierezza stanno a testimoniare una novità dirompente per la democrazia e per il costume del nostro paese». Un ruolo ancora sconosciuto per la giovane deputata, difficile, in un tempo di possibilità, forte della spinta carsica di quel sogno paterno che la dittatura aveva avuto il potere di far tacere ed ora poteva rivivere concretamente, affiancata da uomini e donne espressione dei diversi partiti insieme ai quali scrisse la Carta costituzionale. La scrissero sull'onda di grandi cambiamenti che avvenivano nella società e di nuovi echi di guerra, seppur fredda, che spiravano sull'Europa divisa in blocchi.
L'ingresso a Montecitorio per la ventiseienne Nilde Iotti coincise anche con l'unione sentimentale a Palmiro Togliatti, il leader, il rivoluzionario professionale di ventisette anni più grande di lei, l'uomo sposato con la rivoluzionaria professionale Rita Montagnana e padre di Aldo. Significative lettere della coppia sono diventate una fonte di conoscenza ed approfondimento ed il loro intreccio ha gettato nuova luce sull'umanità dei due protagonisti, arricchendo un tratto di storia della politica e della società. Era un amore che andava contro tutte le regole e convenzioni, vissuto con rarissimi spazi di riservatezza al di fuori dal controllo del partito, anche contro la legge, perché era reato vivere insieme senza essere sposati, ma: «Nilde non si era arresa, aveva scelto di vivere un amore trasgressivo, senza rifugiarsi nella sua ombra, e continuava a pretendere un "posto" nel partito degno dei suoi talenti. E proprio questo era per molti inaccettabile». Colpisce come la presenza di Nilde Iotti a fianco del leader comunista, dopo anni di vita insieme e percorsi politici intensi, sia diventata veramente ufficiale solo ai funerali di Togliatti, quando in lei, che non l'aveva mai potuto sposare, si riconobbe la vedova.
Livia Turco, il cui testo introduce i capitoli della biografia, ricorda in questa donna conosciuta da vicino una madre della Costituzione, «colei che ha speso la sua vita per innovare le nostre istituzioni», per costruirle e definire «regole e strumenti per una democrazia non solo rappresentativa ma anche governante, capace di consentire un'efficace azione di governo», e  lo fece attraverso le tante battaglie riformatrici che sono presenti e descritte in questo libro.


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