Tito Menzani, Salvatore Tagliaverga, Un'impresa in porto. Storia della Sapir (1957-2017) (Daniele D'Alterio)

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Tito Menzani, Salvatore Tagliaverga, Un'impresa in porto. Storia della Sapir (1957-2017), Longo, Ravenna 2017, pp. 160

(Daniele D'Alterio)

 

La Sapir è un’impresa a capitale pubblico e privato, fondata nel 1957 per gestire lo sviluppo del porto di Ravenna. Il primo Presidente fu Enrico Mattei, che con Luciano Cavalcoli ed altri aveva compreso la necessità di coniugare risorse statali ed imprenditoriali per creare un più moderno scalo industriale. Nei primi anni Settanta, completate le principali opere infrastrutturali, la Sapir ha ampliato la propria attività, inserendosi con profitto nel settore terminalistico. Quest’ultimo è poi diventato il core-businessdell’azienda.
Questa, in estrema sintesi, è la storia di un’azienda che ha attraversato gli ultimi sessant’anni di storia del porto di Ravenna. Come è in parte intuibile, si tratta d’un caso di studio interessante per più ragioni. Possiamo concentrarle in tre ordini di motivi, così come fanno i due autori del libro: Tito Menzani, docente a contratto di storia economica all’Università di Bologna, e Salvatore Tagliaverga, dottore magistrale in Scienze storiche e cultore di business history.
Il primo motivo è che la storia della Sapir rappresenta un mirabile esempio di sinergie fra pubblico e privato. Enti locali, aziende di Stato, società cooperative e imprese private portuali, insieme, hanno condiviso le risorse per un progetto comune. Non sono mancate le frizioni, così come le inefficienze e le difficoltà, ma in generale si può dire che l’operazione ha dato i risultati sperati.

Il secondo motivo è che la Sapir ha rappresentato un pezzo dell’identità ravennate, nella misura in cui ha fatto del porto una delle dimensioni più importanti dell’economia locale. Sebbene Ravenna non sia affacciata sul mare, come Genova o Ancona, il suo scalo è una sorta di polmone che ossigena il tessuto produttivo e commerciale dell’entroterra. E fino alla metà degli anni Cinquanta il porto di Ravenna era ben poca cosa, relegato ai margini dei traffici adriatici. Il suo potenziamento ad opera della Sapir è stato quindi un fattore determinante.
Il terzo motivo è che le vicende raccontate nel libro intersecano personaggi di elevato spessore. Oltre ai già citati Mattei e Cavalcoli, possiamo menzionare Eugenio Cefis, Giuseppe Medici, Benigno Zaccagnini e Serafino Ferruzzi. Si comprenderà, quindi, che si tratta d’un libro di storia locale ma con un interesse di caratura nazionale.
Il volume è aperto da una prefazione di Riccardo Sabadini, Presidente della Sapir, che ci offre anche belle riflessioni sul futuro di questa società, alla quale segue una presentazione di Riccardo Ceroni – Presidente dell’Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea in Ravenna e Provincia – che rileva come la ricerca metta a fuoco alcuni snodi della storia del Novecento ravennate. Un inserto fotografico, inoltre, abbellisce la pubblicazione: una trentina di fotografie ci offrono infatti la possibilità di ripercorrere visivamente le trasformazioni del porto e del mondo del lavoro ivi imperniato.
Il testo vero e proprio si compone di quattro capitoli, relativi ad altrettante scansioni cronologiche. Il primo ripercorre il dibattito che dal secondo dopoguerra portò alla decisione di costituire la Sapir, dopo la scoperta d’importanti giacimenti nel sottosuolo romagnolo, tra il 1948 e il 1956; il secondo capitolo rimanda alla fase di realizzazione del porto di Ravenna, particolarmente delicata per le difficoltà burocratiche ed infrastrutturali, fra il 1957 ed il 1971; il terzo racconta lo sviluppo dell’attività terminalistica, inizialmente in coabitazione con un ruolo istituzionale della Sapir, tra il 1972 ed il 1994; il quarto capitolo, infine, ricostruisce le svolte più recenti – 1995-2017 – e come tale dismette in parte le caratteristiche dell’approccio storiografico, per assumere le vesti d’una narrazione più agile e “contemporanea”. Molto utile è anche l’appendice finale, che ripropone la trascrizione integrale di quattro documenti, dei quali alcuni stralci sono citati nel testo del libro, e soprattutto la composizione dei Consigli di amministrazione, dalla fondazione della Sapir ad oggi.
Nel merito delle fonti, il corpo principale è costituito dalla documentazione contenuta nell’Archivio aziendale: risultano particolarmente utilizzati i verbali del Consiglio di amministrazione ed i verbali delle assemblee degli azionisti. In secondo luogo, Menzani e Tagliaverga hanno consultato la documentazione contenuta nell’Archivio della Camera di Commercio di Ravenna, a partire dallo spoglio del «Bollettino economico», che periodicamente riportava informazioni sulla Sapir e sul porto di Ravenna. Infine gli autori hanno scandagliato l’Archivio di Stato di Ravenna, gli Archivi del Novecento di Ravenna e l’Archivio Eni di Pomezia, rinvenendo documenti utili.
La ricerca, inoltre, si è avvalsa di alcune interviste, raccolte tra coloro che hanno avuto un ruolo apicale nella Sapir o che ne hanno comunque intersecato la storia. Si tratta di testimonianze che, a detta degli autori, hanno aiutato a comprendere alcuni aspetti che i documenti d’archivio e gli scritti non consentivano di cogliere.
In conclusione, pertanto, possiamo dire che questo volume rappresenta un ottimo contributo storiografico, relativo alla storia d’una società che ha “cambiato pelle” più volte nella seconda metà del Novecento. Questa narrazione, peraltro, appare ben calata nel contesto economico ed istituzionale – locale e nazionale – riuscendo così nell’intento d’offrire una interpretazione efficace e convincente dello sviluppo d’una infrastruttura molto importante e, come tale, molto chiacchierata come il porto di Ravenna.

 

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