Davide Bagnaresi, Vivere a Rimini negli anni della Belle Epoque. La quotidianità tra progresso, tempo libero, emergenza e politica (Tito Menzani)

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Davide Bagnaresi, Vivere a Rimini negli anni della Belle Époque. La quotidianità tra progresso, tempo libero, emergenza e politica, Panozzo Editore, Rimini 2017, pp. 192

(Tito Menzani)

 

La città di Rimini si configura come un insediamento di media grandezza al confine fra l’area padana e quella centrale, affacciata sull’Adriatico, ma parimenti ben collegata con il retroterra collinare. A livello storiografico – limitatamente all’età contemporanea –, è soprattutto nota per le vicende relative alle fasi finali della seconda guerra mondiale, quando l’assestarsi del fronte lungo la linea Gotica fece del comprensorio riminese uno dei principali teatri nazionali del conflitto. Allo stesso tempo, però, la città è conosciuta per aver dato luogo nel secondo Novecento ad un’attività turistico-balneare particolarmente vivace, nonché per alcune industrie di spicco, a iniziare dal settore della meccanica e dell’arredamento.
Il volume di Davide Bagnaresi – assegnista presso il Centro studi avanzati sul turismo (Cast) dell’Università di Bologna e docente a contratto di Storia dei consumi e delle imprese turistiche del medesimo ateneo – approfondisce un tassello del passato riminese meno noto. Il medesimo autore aveva già pubblicato nel 2015, sempre con la Panozzo Editore, Vivere a Rimini negli anni della Grande Guerra. La quotidianità tra bombardamenti, terremoti, fame e profughi, che nella grafica e nel titolo – oltre che nell’impostazione della ricerca – appare del tutto in linea con questo nuovo volume.
Lo studio di Bagnaresi è volto a ricostruire la dimensione economico-sociale di Rimini fra il tardo Ottocento e la prima guerra mondiale. Quella che va generalmente sotto il nome di Belle Époque fu una fase particolarmente felice, fatta di sviluppo industriale, crescita turistica, affermazione della società di massa, entusiasmo per i progressi scientifici. Il volume racconta con una pregevolissima narrazione questa dimensione del quotidiano, soffermandosi su alcune vicende, apparentemente minori, ma meritevoli di attenzione. Così come, oltre all’espansione economica e sociale, si dà conto delle grandi disparità cetuali, con rilevanti fasce di povertà a fare da contraltare a uno sviluppo che non era per tutti.
Il libro è composto da sette capitoli. Il primo (I primi passi verso il progresso) accompagna il lettore attraverso le trasformazioni più eminentemente economiche, con vari riferimenti al tessuto industriale locale, alla dimensione commerciale e alla costruzione dei servizi cittadini di trasporto pubblico. Il secondo capitolo (Una città in cerca di un’identità moderna) affronta il tema dell’urbanistica e della qualificazione del territorio comunale, anche in termini di toponomastica, di confini e di relazioni di vicinato. Poi è la volta di una parte dedicata alla dimensione ricreativa (Cultura e spettacoli), antesignana di una più moderna modalità di fruizione del tempo libero. Il quarto capitolo (Pratica agonistica e manifestazioni sportive) si occupa dello sport, a partire dalla sua dimensione popolare e sociale, inframmezzata da grandi eventi, come il passaggio del giro d’Italia. Seguono pagine dedicate alle vacanze balneari (Una destinazione turistica in espansione, nonostante i problemi…), con ampi riferimenti alla realizzazione delle strutture ricettive e ai primi turisti illustri, in grado di influenzare le mode e gli stili di vita. Il sesto capitolo (Un’epoca bella… ma non per tutti: emergenze sanitarie e catastrofi) ci conduce verso il rovescio della medaglia del progresso, ovvero fra le fasce più povere e fra le vittime delle esondazioni del Marecchia. Chiude il volume una parte dedicata alla vita civile (Associazionismo e politica), che fa il punto sulle reti dell’epoca e sui principali orientamenti ideologici e confessionali della società riminese.
Il libro è impreziosito da un apparato iconografico davvero di grande livello, curato da Alessandro Catrani, avvocato e collezionista di immagini d’epoca, che ha setacciato il proprio archivio personale per dotare il libro di fotografie molto suggestive. Si distinguono fra le tante quelle relative alla fabbrica di birra Spiess, al tramway a cavalli, all’esibizione di Buffalo Bill, alla realizzazione del Grand Hotel, e alle lavandaie presso il fiume Ausa.  
In sintesi, il libro di Bagnaresi ci offre uno spaccato della Rimini di oltre un secolo fa, senza cadere nelle trappole della nostalgia e dello sterile «come eravamo», ma dando fiato un testo che si muove tra rigore storiografico e capacità di dare al caso locale un interesse evidentemente più ampio. Sono numerosi gli spunti di riflessione che ne traiamo, a beneficio della validità di un approccio che utilizza la quotidianità per indagare trasformazioni di più lungo periodo. 

 

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